Corpo e libertà:la voce delle donne iraniane, la danza come atto resistenza
Nata in un Paese dove la danza è vietata alle donne, Saba Poori ha scoperto che la libertà non è solo un’idea, ma una dimensione che vive nel corpo: la possibilità di muoversi senza permesso. Dopo l’esperienza traumatica di essere fermata e interrogata per un mese all’aeroporto, ha trovato in Italia la sua strada verso la libertà.
Oggi, Saba usa il suo corpo e la sua arte per onorare il coraggio silenzioso di chi ha resistito prima di lei, come sua madre, e per amplificare la voce del movimento “Donna, Vita, Libertà”. Ogni passo di danza diventa un atto politico, un modo per trasformare la paura in speranza e generare un cambiamento che nessuno può fermare Arriva in Italia per studiare danza e continuare il suo percorso come danzatrice, — in quanto la danza è ora illegale in Iran.
Dopo essersi laureata, ritorna nel suo paese natale per visitare la sua famiglia, ma rimane ferma in aeroporto, dove le sequestrano il passaporto per un mese e viene sottoposta a diverse sessioni di interrogatori.
Saba, da quando è rientrata in Italia, cerca di essere la voce del suo popolo, soprattutto dopo il movimento “Donna, Vita, Libertà”. Partecipa, in questi anni a numerose interviste, performance e spettacoli teatrali dedicati all’Iran e alla lotta per la libertà del popolo iraniano.